XX mostra della ceramica
La nuova colonia
S. Stefano di Camastra alla ricerca del principio dell'insediamento
Una normale diversità
La scatola di specchi
Le mattonelle di S.Stefano di Camastra
"...il solco del passato..."
Lu stazzunaru

Sotto un cielo senza fine La felicità di una riscoperta

Comune di Santo Stefano di Camastra

 
Gli artigiani
La bottega della maiolica di Totò Accursio
Ceramica di Giuseppe Arena
Ceramica di Maria Azzolina Franco
Ceramiche Bandujan
Ceramiche Barsalona di Biagio Barsalona
Patronelli Oronzo
Ceramiche artistiche di Giovanni Biondo
Ceramiche di Giuseppe Bisogno
"La bottega d'arte" ceramica di Giuseppe Prinzi
Ceramica di Giuseppe Cacciato Insilla
Ceramica di Pietro Cacciato Insilla
La bottega della ceramica di G.e P. Caravella
Ceramiche Giuseppe Caruso
Ceramiche Salvatore Caruso
Cascio Gaspare
Ceramiche Concialdi
Ceramiche Paolo Condurso
Cooperativa Ceramiche
Ceramiche Margherita De Simone
Ceramiche Desuir
Duca di Camastra SRL
Ceramica di Santo Emanuele
Ceramiche Artistiche Ferraro
Ceramiche Fratantoni di Antonino e Figli
Ceramica Edoardo Fratantoni
Ceramica Fratelli Gerbino
Ceramiche Calogero Giuliano
Ceramiche e terrecotte d'arte Nicolò Giuliano
Ceramiche "Grey" di G.Testa e Maria Grazia
Ceramiche Iachetta di Genchi Rosa
Ideal Ceramiche di Daniele Ganguzza
Ceramica di Sebastiano Insana
Ceramiche "Josa" di R. Sipio e Angela Dinoia
Ceramiche "La giara"
Ceramiche "La Lumiera"
Ceramiche "L'anfora"
Ceramica Domenico Liguori
Ceramiche "La spiga"
Ceramica Lucio Liguori
Ceramica Pasquale Liguori
Ceramiche Noma
"Nel Vasaccio" di Nerise Pitti e S.Nigrelli
Ceramiche Gioacchino Pacco
Ceramiche Michele Patti
Ceramica artistica V. Pinto
Ceramica fratelli Piscitello
Ceramica di Mario Ruggieri
Ceramica Pietro Scaffidi
Ceramica di Tindaro Scaffidi
Ceramica Filippo Scavone
Ceramica Artistica Solimene
Ceramiche Fratelli Todaro
Ceramica Torcivia e Todaro
Maioliche Valdemone
Ceramica di Ranieri Wanderlingh
Ceramiche Pietro Zaffiro
 
 

LA SCATOLA DI SPECCHI

Dopo una giornata da turista in giro per S. Stefano, la sera del Venerdì Santo arrivò propizia a proporre un po' di silenzio, il recupero del tempo e la fruizione pacata, per me che abito in città, degli spazi del paese. E finalmente, con il buio, si accesero le luci del sacro, le centinaia di piccole luci che avrebbero accompagnato ancora una volta l'eterno racconto della storia di una madre straziata per la morte del figlio e di un figlio morto pazzo d'amore. Con grande sorpresa scoprii che a S. Stefano, diversamente che in altri luoghi del sud, la processione era scandita da cori maschili rituali che ad ogni 'stazione' della Via Crucis proponevano, in dialetto siciliano, note e parole sconosciute ai più, secondo gli usi di una remota tradizione orale. Bellissime, poi, le statue dell'Addolorata e del Cristo morto e affascinante l'andamento dell'intera cerimonia, dalle musiche, alla partecipazione popolare.Eppure c'era qualcosa che frenava il mio coinvolgimento e la mia partecipazione emotiva di fronte all'incarnazione del dolore e del lutto. Conoscendomi, la mia parziale chiusura mi appariva incomprensibile e immotivata. Fu solo il caso che mi aiutò a capire. Le mie amiche stefanesi, delle quali ero ospite, mi invitarono ad assistere al resto della processione dal balcone di una anziana parente. Salita qualche rampa di scale e affacciatemi, vidi alla mia sinistra avvicinarsi la processione, ma scorsi alla mia destra, dall'alto i tratti dello straordinario panorama che, durante il giorno, mi aveva tanto colpito. Di nuovo una bellezza quasi assoluta, il senso di grandiosità di tanto cielo e mare mi pervasero. Nonostante fosse notte, tornai a percepire - quasi visivamente - il bagliore e la luminosità che per tutto il giorno mi avevano accompagnato nel corso del mio girovagare per S. Stefano. Ricordavo perfettamente che, ad un certo punto, grazie alla posizione particolare del paese - seduto nella piazzetta - vedevo il sole sopra la mia testa riflesso, oltre che dallo smalto delle onnipresenti ceramiche, dal blu e dall'azzurro di mare e cielo, in una specie di caleidoscopio abbagliante. E mi sentivo, un po' come ubriaco, spinto dalla piazzetta alla balconata a picco sul mare per sorseggiare l'incredibile panorama e poi ancora fra gli "specchi" della terrazza, comunque al centro di una festa di luce. Pochi secondi dopo tornai, alla mia sinistra, al fercolo dell'Addolorata, il cui bellissimo volto, nel frattempo, mi passava vicino. Mi accorsi che, pur nell'intensità del suo dolore, mi appariva diversa. Capii che ad essere diverso ero io. Fra me e Lei una distanza: quella del cielo, del mare, dei colori, e di tanta luce. E il tempo del lutto è invece quello del buio e della notte. S. Stefano, lo spicchio di luminosa bellezza che domina dall'alto e che riflette nelle sue ceramiche, avevano per un attimo operato un miracolo 'al contrario'. Decine di secoli, nel corso dei quali, partendo da Efeso, era stato possibile agli esseri umani trasformare Cibele, la Dea Madre, in Artemide, vergine e "Kurotrophos" (nutrice); nella Magna Mater Idaea, venerata sul Palatino; è infine, tornando di nuovo ad Efeso, in Maria madre di Gesù - la Vergine per eccellenza - erano stati di colpo cancellati nella mia mente. E se la notte del Venerdì Santo non fosse arrivata, è il caso di dire - provvidenzialmente - a interrompere la mia regressiva e temporanea paganizzazione, chissà che dall'alto della scatola di specchi che è S. Stefano, sotto il sole, non avessi scorso avanzare fra le schiume l'Afrodite Anadiomène del caro Bufalino o, fra i flutti la Lighea di Tornasi di Lampedusa. O, perché no, più in alto, a sfiorare appena le acque, vagamente somigliante a una delle Madonne dei Gagini, Artemide stessa, bella e immutabile, con un sorriso incerto e appena abbozzato, con le orbite vuote, piene di cose lontane...
Salvatore Intelisano

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